Compagnia dei Pezzenti

Sessione 2: Guai nella Foresta Buia

a proposito del lavoro della mamma degli elfi

 

Giorno 2 o 3 dall'inizio del viaggio.
Dal Diario di Mirr Barbargento

"In nanico abbiamo una parola ben precisa per dire ‘femmina’: ELFO
Maledetti loro, le lore orecchie a punta, la loro cipria e i loro dannati alberi… so io dove dovrebbero infilarseli.
Ma andiamo con ordine, come i nani

Mi ero addormentato non so bene come e mi risveglio non so bene quando. Praticamente è mattina, e la prima cosa che so è che il MIO bel pugnale nero, luccicante come i denti di ossidiana di mio nonno non c'era più. 
Saeros e Guero dicono che è scivolato giù da una scarpata e sento il cuore scoppiarmi in petto; Asolal'elfetto rachitico prova a consolarmi dicendo che tanto la vita è una continuo perdere qualcosa. Prima che io perda la pazienza e che faccia perdere la calotta cranica a tutti, ci troviamo intorno altri di quelli dannati goblin. Almeno questi sono vivi, anche se non è che puzzino di meno.

Mi consolo sfogando la mia frustrazione su di loro e facendoli tutti a pezzettini, queste gran teste di… cervo. Hanno tutti addosso scarnificazioni che ritraggono le corna di un cervo, a meno che non abbiano tutti la stessa moglie, non capisco proprio il motivo. 

Adesso non sappiamo che fare, la città più vicina è invece lontana, c'è Gronte, il mercante in agonia sul suo carretto e siamo costretti a scarrozzarcelo in mezzo a questi odiosi alberi, non abbiamo provviste, siamo a piedi e gli altri insistono per andare a nord dagli elfi.  Maledette femmine che altro non sono.

«NO! – Asola, il manico di scopa elfico che ci portiamo appresso, inizia a strillare come un tacchino scannato – Non voglio tornare lì! Non voglio!». Lui/lei viene da Bosco Bianco, e non abbiamo idea del motivo per cui non vuole rimetterci piede. In ogni caso, per dimostrargli che noi ascoltiamo le idee di tutti, Guero lo lega con una corda sul carro e lo piazza vicino al mercante moribondo. 
Guero propone di abbandonare qui Gronte, ché tanto è spacciato. Ma io sono un nano d'onore, mica un cane infame. Sono stato pagato per scortarlo sano e salvo alla Città del Porto, e ce lo porterò (anche se forse più salvo che sano).
Vorrei solo avere il mio bel pugnale. Quanto mi manca.

Per fortuna il bestione Guero, oltre a lamentarsi, fa qualcosa di utile. Ravanando a terra trova una specie di tubero risanante. Da qualche parte ci fanno le tisane, altri lo fanno bollito. Lui se lo sgranocchia crudo. Lo guardo e mi chiedo se c'è un modo di fermentare il bulbo e farci un qualsivoglia liquore. VOGLIO BERE! E anche il mio pugnale.

Procediamo verso nord, ogni tanto sentiamo qualche ronzio poco distante e ci allontaniamo. Siamo malconci e preferiamo evitare di finire tra le fauci di qualche disgustosa creatura. E poi io devo morire nelle viscere della roccia, mica in questo schifo di verde rancido. 
Si fa sera decidiamo di fermarci. Io mi occupo del campo e libero Asola, ma si è offeso e ormai si rifiuta di collaborare; Guero e Saeros, intanto, cercano di procacciarsi qualcosa da mettere sotto i denti per non crepare tutti di fame.

Tutto sembra andare per il peggio, quando sento un urlo distante. STANNO MANGIANDO SENZA DI ME?! Corro a vedere e mi trovo davanti Saeros che ha trovato la cena, o meglio: è la cena che ha trovato lui pensando fosse lui la cena. Corre come un disgraziato mentre un'orda di lupi feroci gli minaccia le chiappe.
Lupi… ho mangiato di meglio nella mia vita, ma più che 'l dolor può 'l digiuno, così sfodero la mia bella mazza da guerra e mi unisco al banchetto.
Trinciamo tutti insieme, impavidi, queste bestiacce man mano che ci arrivano addosso. Ma sono tante, tante proprio. Trovano carne per i loro denti, il sangue zampilla e questo le fa eccitare ancora di più. Uno dei lupi comincia a rosicchiarsi la gamba di Guero, così lui inveisce in lingue poco praticate e dal fondo del bosco arrivano altre bestiacce, più di quante riusciamo ad ammazzarne.
Dov'è il mio pugnale nero quando serve?
Asola si lancia all'attacco come se avesse deciso che in fondo è un eroe, ma i lupi hanno pareri discordanti col suo e alla fine i suoi presagi oscuri si compiono nel fondo di questo bosco, quando i denti di una bestia assetata di sangue gli trancia via la giugulare.
Cade a terra come corpo morto cade e noi potremmo essere i prossimi.
Ma il sacrificio di Asola non è vano, abbiamo il tempo di raccogliere le ultime forze e finire quello che resta di questo dannato branco.

Trasciniamo una carcassa fino al campo e cerchiamo di cuocerla alla meno peggio. Guero ha una gamba malridotta, perde sangue e poi anche i sensi. Saeros sghignazza allegramente, nonostante tutto, è felice di essersi tolto il menagramo di torno. 
Bah… non si ride della morte. Mai.
Azuril, Arasonid, Aridillo o quale che fosse il vero nome di Asola, aveva combattuto fianco a fianco con noi, portava un po' iella ed era abbastanza elfo, d'accordo, ma non meritava questa fine. 

Cerchiamo di riposare un po'. Non appena abbiamo un po' di luce insisto per dare una sepoltura decente ad Asola. Cerchiamo di fare in fretta, Guero è mezzo morto, il mercante Gronte sta quasi per spirare. Io e Saerus riprendiamo a spingere il carro verso nord. Dicono che gli elfi – sempre siano maledetti – vivano da quelle parti.
Avanzando ci imbattiamo nella causa del ronzio: un insetto gigante. Questo schifo di foresta deve essere infestata, gli do una mazzata che lo fa spiaccicare contro una corteccia e poi ci togliamo di torno a gambe levate.

Siamo stanchi e disperati (ma non io che sono un nano vigoroso) e assetati, così quando sentiamo lo scroscio in lontananza crediamo quasi sia un miraggio. Saeros corre a vedere e davanti si ritrova una pozza d'acqua grossa come tre nani messi in fila. Si china a bere gioioso, ma un riflesso lo fa tornare alla dura realtà della nostra vita. Uno stuolo di frecce puntate contro di lui.

Alza la testa: davanti c'è un plotone di elfi (femmine maledette!) che vuole usarci come puntaspilli. Uno di loro sembra il capo, si avvicina a Saeros per perquisirlo ma balza subito all'indietro spaventato da qualcosa: IL MIO PUGNALE! ECCO DOV'ERA! ECCO CHI ERA L'INFAME CHE CE L'AVEVA!
Non ci vedo più, parto alla carica come un toro per riprendermi ciò che mi spetta di diritto, con un pugno sfascio il grugno dell'infame e cerco di riprendere il mio… il mio tesssoro! Ma sono fuori di me, con i pensieri annebbiati, tanto che mi dimentico che degli elfi non ci si deve fidare mai. Qualcuno di loro dice qualche parolina idiota agitando le mani, e poi sia io che l'infame sentiamo i nostri sensi venire meno. Un istante, poi tutto è buio.

Quando ci riprendiamo siamo in una radura chissà dove, tra i rami intravedo corteccia bianca di alberi bianchi dell'anima dei loro defunti elfici e infami. Non riesco a muovermi, hanno legato sia me che l'infame con una specia di corda fatta di ragnatela, mentre qualcuno di loro sembra prendersi cura dei moribondi. Il capo di questa squadra di effemminati dice di chiamarsi Eleine, e io non so pensare a cosa ci sia di più effemminato di un elfo femmina.

Le signorine ci hanno tolto tutto l'equipaggiamento (a parte il mio pugnale che hanno lasciato nelle tasche dell'infame! Si rifiutano di toccarlo, forse hanno paura di me). Eleine ci chiede della lettera che abbiamo trovato addosso al negromante, dice che è scritta nella lingua dei morti o una cosa del genere. Saerus deve spiegare che le vesti da Sacerdote della Luce che indossa non sono sue e che di questa roba da preti non ne capisce nulla. Mostra all'elfa la cordicella da nobile che abbiamo trovato in testa all'elfo morto e le spieghiamo che, sempre addosso a lui, c'era conficcato il (MIO!) pugnale nero

Eleine è preoccupata, ma speranzosa. Sono anni – dice – che prova a convincere la sua Regina a spazzare via i goblin, ma lei non ne vuole sapere. Ma questo (MIO!) pugnale è la prova che i goblin hanno tradito gli elfi uccidendo nientemeno che il figlio della Regina, il principe Qualcosa (gli elfi hanno tutti nomi incomprensibili).
Inoltre pare che questa lettera sia ambasciatrice di sventura: vi si leggono minacce molto serie pe tutta la Baronia: qualcuno vuole risvegliare dei draghi e usarli per fini che potrebbero essere poco piacevoli per noialtri.

Avremo modo di valutare il tutto, ma al momento abbiamo un problema più urgente: il (MIO!) pugnale  nero – dice la femmina (siano maledette le femmine!) elfo (siano maledetti gli elfi) – è infettato con una maledizione che ci sottrae energie e solo squartando lo Sciamano goblin che lo ha evocato possiamo spezzarla.
A essere sinceri mi sentivo un po' giù di corda, ma pensavo fosse per via delle scarsità di birra da queste parti… invece è colpa del mio meraviglioso pugnale. Possibile? Lo scopriremo presto.

Eleine ci indirizza verso il campo dei goblin invitandoci a raderlo al suolo. Lei non può intervenire per ordine della sua (figuriamoci!), mentre noi siamo gente libera, libera di morire come ci pare. Ci dà qualche pozione, un paio di pugnali decenti e la promessa che si occuperà di rimettere in sesto Gronte per quando torneremo. 
SE torneremo.

Ci incamminiamo nella direzione che l'elfa (maledetta!) ci ha indicato, io, l'infame che mi ha rubato il (MIO!) pugnale e Guero, che è stato rimesso in piedi dagli elfi (maledetti!). Notiamo una piccola colonna di fumo all'orizzonte, quindi l'idea diventa quella di avanzare con circospezione; ma sisoetti che il cigolio della mia cotta di maglia non aiuti: veniamo assaliti da una piccola avanguardia di goblin e la riduciamo in poltiglia. È solo l'inizio: davanti a noi gli alberi si diradano e ci troviamo l'intero clan goblin ad aspettarci. Sono tutti in fila in mezzo al loro accampamento, il loro Re per primo.

«Che vulete voi da grande degnitario Zolkan dai diti sporchi che è re di terre a giù delli nuvoli?», chiede il re ciccione.
Guero, che finalmente sente qualcuno che parla la sua lingua, fa sfoggio della sua raffinata diplomazia: «usare il tuo intestino come bretella per le braghe».

Zolkan non ha tanto senso dell'umorismo. Vuole dimostrare chi è che comanda ai suoi piccoli leccapiedi. Sputa per terra e ci manda addosso le sue guardie più gagliarde. Durano poco.
Saerus evoca una spada incantata che passa da parte a parte il primo, Guero sbudella il secondo con una spada arrugginata che se non fosse morto sul colpo sarebbe morto di tetano, mentre al terzo tiro una mazzata che gli fa volare la testa fino ai piedi del re Zolkan.
I suoi goblin lo guardano tremanti, uno se la dà a gambe, gli altri vengono gelati dallo sguardo contrariato del loro re (o forse sbalorditi dal suo coraggio nell'usare un braciere acceso a mo' di corona) e ci si lanciano addosso. Sono tanti, ma noi abbiamo la mazza più grossa e facciamo una mattanza. 
Zolkan ha ancora la corona, ma penso sia noioso essere re se non hai nessuno da comandare.

Noi sghignazziamo, ormai il ciccione è spacciato. Solo in questo momento notiamo che il grosso totem a forma di cervo incimurrito alle sue spalle comincia a muoversi. Una specie di goblin canterino ci è rimasto conficcato dentro e la cosa non ci piace. Canta una latrato piagnucoloso e insopportabile con delle parole patetiche tipo "le domeniche d'estate quanta neve che cadrà" o una cosa del genere.
La canzone fa schifo, eppure il re ciccione si ringalluzzisce e ce lo ritroviamo addosso.
Lo supero e mi lancio contro il tronco ambulante per farlo a pezzi ed è l'ultima cosa che ricordo mentre un colpo secco e lancinante al ventre tirato da uno dei suoi rami mi scaraventa chissà dove, mentre ogni cosa intorno sembra spegnersi lentamente.

Mi risveglio con il sapore amaro in bocca mentre Saerus finisce di versarmi una fialetta in gola che mi restutisce vigore. Mi spiegano che in un modo o nell'alro sono riusciti a spuntarla. Hanno sbudellato il ciccione, hanno ammazzato il canterino e frantumato il totem dentro cui era rimasto incastrato.
Saerus, per fare pace, butta il pugnale nero a terra: se lo voglio è mio.
Solo adesso mi sembra di vederlo davvero, e non capisco cosa sia cambiato: non lo userei nemmeno per grattarmi via l'emorroidi. Fa veramente schifo, se lo può anche tenere per quanto mi riguarda. 

Mi rimetto in piedi a fatica e stramaledico quella dannata elfa che ci ha mandati qui a morire, come se fosse un gioco. Sia maledetta lei e tutti gli elfi. Sono loro la maledizione, mica questo orrido pugnale.
Maledetti loro, le lore orecchie a punta, la loro cipria e i loro dannati alberi… che se li infilino dove dico io.

La speranza è quella di trovare qualcosa di valore rovistando nell’immondizia dei goblin.
Ci sono poche tende, entriamo in quella più grossa. Troviamo una manciata di monete buone tra l'immondizia e anche un paio di pugnali luccicanti, ma sembrano di fattura elfica. Elfi schifosi.
Saeros  se ne prende uno e mi offre l'altro in segno di pace, visti i nostri burrascosi trascorsi a causa del pugnale nero. Io vorrei evitare di mischiarmi alla roba fatta da quegli effeminati con le orecchie a punta, ma spesso un equipaggiamento decente segna la differenza tra un avventuriero e un avventuriero morto.
Passiamo alla tenda successiva, scostiamo il telo e le zecche che ci vivono sopra e davanti ci ritroviamo una sorpresa.
Tre bavosi marmocchi verdi.
Cuccioli di goblin… e adesso che ce ne facciamo?".

 

 

 

 

Comments

IlMatteo

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